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  • Valeria Tarsia WildValley Bengals

INTOSSICAZIONI “INDOOR” NEGLI ANIMALI DOMESTICI - INTOSSICAZIONE DA PIANTE DA APPARTAMENTO

Estratto da Bollettino AIVPA (Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali)

Della Rocca G., Conti M.B., Fuccelli A.



INTRODUZIONE

L’avvelenamento di animali da parte di sostanze di origine vegetale è raramente un problema clinico. Nel corso del processo evolutivo, alcune specie animali, come gli erbivori, hanno sviluppato numerose strategie atte a rendere innocui i numerosi principi attivi tossici (come alcaloidi, glucosidi, amine, resinoidi, ecc.) presenti nelle piante che ingeriscono, consentendo loro di cibarsi di vegetali potenzialmente molto tossici per gli individui di altre specie come quella canina e felina; queste ultime, però, non contemplando i vegetali nella loro dieta, in genere risultano naturalmente protette da fenomeni di intossicazione da fitotossine.

In effetti, gli avvelenamenti nei piccoli animali (cani e gatti) rappresentano di solito un episodio del tutto accidentale. Proprio a causa della loro scarsa frequenza, di norma non vengono presi in considerazione fra le possibili diagnosi differenziali, anche perché molti veterinari non hanno alcuna familiarità con le piante che, pur essendo presenti abitualmente all’interno ed intorno alle abitazioni, sono potenzialmente pericolose se ingerite. Tuttavia quest’evenienza può risultare particolarmente pericolosa, in primo luogo perché, non essendo erbivori, non dispongono di meccanismi fisiologici di detossificazione per proteggersi da sostanze d’origine vegetale, in secondo luogo perché le piante ornamentali da appartamento o da giardino, spesso responsabili di intossicazioni in queste specie animali, sono difficili da classificare nel senso botanico classico, in quanto spesso modificate dai coltivatori con formazione di ibridi, non contemplati nei libri di testo.


CONSIDERAZIONI DI CARATTERE GENERALE

In pediatria umana, l’ingestione di sostanze pericolose rappresenta un problema clinico di frequente riscontro, soprattutto nell’età prescolare.

Gli animali da compagnia che vivono in un ambiente domestico sono esposti agli stessi rischi dei bambini. Come questi ultimi, cuccioli e gattini sembrano avere una predilezione per l’ingestione di oggetti estranei particolarmente attraenti, come parti di piante da appartamento (bacche, frutti, semi e foglie). Fortunatamente, i cani ed i gatti non sono erbivori ed ingeriscono raramente grandi quantità di materiali di origine vegetale. Tuttavia, in condizioni particolari, sia il cane che il gatto possono andare incontro ad episodi di intossicazione da piante.


Condizioni che possono portare all’avvelenamento da piante tossiche

Anche quando si parla di piante velenose occorre ricordare che esistono diversi gradi di tossicità. La risposta degli organismi viventi agli agenti tossici può infatti risultare notevolmente influenzata da numerosi fattori che si possono suddividere in due gruppi: quelli inerenti al soggetto ed al suo ambiente di vita (fattori estrinseci), e quelli inerenti alla pianta (fattori intrinseci).

Tra i fattori estrinseci ricordiamo la specie animale, in grado di condizionare, per diversa costituzione anatomica e notevoli differenze fisiologiche e biochimiche, una certa variabilità quali-quantitativa delle risposte che tali animali hanno verso i tossici vegetali. In genere i cani risultano più sensibili dei gatti, anche a ragione delle abitudini alimentari più sofisticate di questi ultimi. Relativamente a comportamenti specie-specifici, va ricordato però che i gatti possono talvolta assumere parti di piante destinate ad apportare le fibre necessarie all’evacuazione delle palle di pelo.
Anche la razza può determinare una diversa sensibilità all’azione dei tossici a misura della diversa capacità di detossificazione.

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Diagnosi di avvelenamento

Raramente la diagnosi di avvelenamento da vegetali nei carnivori domestici può essere formulata unicamente sulla base delle manifestazioni cliniche; è quindi necessario che a queste si associ il riferimento anamnestico relativo all’avvenuto contatto con le piante tossiche. In caso di sospetto di avvelenamento da tossici di origine vegetale, può essere pertanto necessario prevedere un supplemento anamnestico. E’ infatti possibile che il proprietario dell’animale non sia a conoscenza delle piante presenti nell’appartamento se ad occuparsene è il coniuge od altro membro della famiglia. Data la difficoltà di poter effettuare una diagnosi differenziale (anche perché spesso l’anamnesi risulta essere incompleta) e una terapia mirata (la maggior parte delle intossicazioni da piante prevede l’attuazione di una terapia sintomatica), risulta essere molto importante la conoscenza da parte del veterinario delle principali specie tossiche al fine di poter conseguentemente educare i proprietari che possono così prevenire l’insorgenza di tali patologie.

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PIANTE POTENZIALMENTE RESPONSABILI DI INTOSSICAZIONI NEL CANE E NEL GATTO

Tra le principali piante tossiche che si possono trovare in casa ricordiamo la famiglia delle Araceae, ricca di numerosi generi esotici come dieffenbachia, filodendro e monstera, quella delle Moraceae con il ficus, quella delle Cycadaceae con la cycas e quella delle Cactaceae con il cactus, quella delle Ericaceae, con l’azalea, quella delle Euphorbiaceae con il croton e la stella di natale, quella delle Liliaceae con il lilium o giglio, quella delle Scrophullariaceae con la digitale.

Di seguito segue una trattazione sui principali effetti dovuti all’assunzione di tali piante e sui possibili trattamenti terapeutici.


Piante potenzialmente tossiche
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Indice degli approfondimenti nel file sopracitato:

La dieffenbachia (Dieffenbachia picta), nota anche come Giglio del Leopardo, Canna Muta, Lingua di Suocera;

Il filodendro (Philodendron scandens);

La monstera (Monstera deliciosa) denominata anche Filodendron pertusum;

Il ficus (Ficus elastica);

La cycas (Cycas revoluta);

Il cactus (Lophophora williamsii);

Il rododendro, conosciuto come azalea (Rhododendron simsii);

La Stella di Natale o poinsettia, nome comune dell’Euphorbia pulcherrima;

Il croton (Codiaeum variegatum pictum);

Il lilium (Lilium spp.);

La digitale (Digitalis purpurea).



CONCLUSIONI

Negli animali da compagnia le intossicazioni da vegetali rappresentano un evento raro. Tuttavia negli ultimi anni nuove piante sono comparse sul mercato e nelle case, tra cui piante esotiche dotate di proprietà tossiche tutt’altro che modeste.

La possibilità che alcune piante possano costituire un pericolo per i piccoli animali non è così ben documentata dalla letteratura scientifica come per gli erbivori.

Se è vero che l’incidenza di tali avvelenamenti nel cane e nel gatto rimane limitata, è altrettanto vero che molti veterinari non hanno alcuna familiarità con le piante che potrebbero costituire un pericolo per i piccoli animali; per tale ragione, spesso nella pratica clinica tale evenienza non viene presa in considerazione, o, al contrario, si considerano tossiche piante che in realtà non lo sono. Per evitare errori grossolani, in entrambe le circostanze, è di fondamentale importanza innanzitutto identificare la pianta a cui si presume sia correlata la comparsa della sintomatologia clinica. Gli avvelenamenti da piante tossiche nei piccoli animali sono infatti rari, ma possibili; essi possono essere evitati conoscendo le condizioni in cui possono verificarsi ed attuando le misure preventive del caso. Il sospetto di avvelenamento da sostanze di origine vegetale può essere avvalorato da un’anamnesi accurata, non trascurando di prendere in considerazione le circostanze che possono favorire l’esposizione dell’animale ai fitotossici. Relativamente alle piante da appartamento, in genere è raro che l’assunzione di piccole quantità di piante possa causare gravi quadri clinici o morte.

La terapia, quasi sempre, è di tipo sintomatíco dal momento che non esistono antidoti per la maggior parte degli avvelenamenti da sostanze di origine vegetale. In generale, risulta utile somministrare emetici al fine di rimuovere i frammenti vegetali dall’organismo animale solo se la diagnosi di avvelenamento viene effettuata entro due ore dall’ingestione del vegetale. Risulta molto importante monitorare lo stato di idratazione dell’animale e l’equilibrio elettrolitico, suscettibili di deviazioni dalla norma a motivo del vomito e della diarrea spesso presenti. Dunque gli avvelenamenti da piante tossiche nei piccoli animali sono di solito un fatto del tutto accidentale, che può essere evitato conoscendo le condizioni in cui possono verificarsi ed attuando le misure preventive del caso. Come per tutte le intossicazioni che possono verificarsi nell’ambiente domestico, “prevenire è meglio che curare”: in quest’ottica, educare il proprietario al problema è sempre la migliore terapia.



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